lunedì 29 febbraio 2016

La Verità non si compra e non si vende




Quante volte vi è capitato di sentire la frase: “La Verità non si compra e non si vende”?
Ma cosa significa realmente questa frase?

La Verità non si compra poiché è uno Stato Interiore, è una “Acquisizione Interiore”, o “Comprensione Interiore”.
La Verità non è un’informazione, che può essere capita e memorizzata con la propria mente, ma può soltanto essere “Compresa Interiormente”, nel senso che una volta che la si è compresa interiormente non la si perde più, poiché è entrata a far parte del proprio Essere Interiore, della propria Essenza.

Si possono, invece, vendere e comprare informazioni e tecniche utili per avvicinarsi sempre più alla Verità, o per acquisire, tramite il lavoro su di sé, alcune sue parti.
Alla Verità non vi si può giungere, tuttavia, solo tramite informazioni, studio,  recitando preghiere e formule meccanicamente, o eseguendo tecniche in modo meccanico, ma sono necessari e indispensabili per avvicinarvisi o raggiungerla, la Consapevolezza, la Conoscenza di Se Stessi, il Lavoro su di Sé, la Comprensione Interiore.

Le informazioni che riguardano la Verità, o le varie tecniche, possono essere delle indicazioni o dei mezzi che possono essere di aiuto, ma non sono mai da confondere con la Verità: essa non può essere scritta o descritta con le parole, le quali possono, nel migliore dei casi, essere di aiuto per farsi un’idea, seppur molto vaga, di cosa possa essere, o di come raggiungerla.

Oggi è assai diffusa la credenza che ogni cosa che riguarda la spiritualità debba essere gratuita ed a disposizione di chiunque: entrambe queste credenze si basano su condizionamenti di base a cui la popolazione mondiale è stata soggetta negli ultimi millenni per quanto riguarda il primo di questi condizionamenti e nell’ultimo secolo o due per quanto riguarda il secondo, e a una mancanza di comprensione di alcuni aspetti molto importanti.

Riguardo il primo aspetto (la gratuità), chi fa pagare “cose spirituali” (tecniche, informazioni, ecc…) può essere sia nel giusto che nell’errore: tutto dipende dalla sua intenzione e dal suo stato interiore (è l’Anima o è l’Io egoistico che sta vendendo?).
Lo stesso discorso è valido per chi dà gratis degli “insegnamenti spirituali”.

Dal punto di vista di chi “compra”, egli sta commettendo alcuni grandi errori, se giudica la validità di un insegnamento dal fatto che sia gratis oppure no:
1)      giudica chi dà l’insegnamento dall’azione (senza conoscerne né l’intenzione, né lo stato interiore);
2)      giudica il valore dell’insegnamento dal semplice fatto che sia accessibile gratuitamente o a pagamento, oppure in base al costo economico necessario per ottenerlo.
3)      si preclude a priori una possibilità di esperienza, e quindi, potenzialmente, di evoluzione, nel caso in cui rifiuta un insegnamento solo perché accessibile a pagamento o viceversa.

Dal punto di vista di chi “vende”, dipende essenzialmente dall’Intenzione e dallo Stato Interiore in cui lo fa….vi sono stati nella storia sia dei Grandi Maestri Spirituali che davano insegnamenti o tecniche gratis, sia altri che le davano a pagamento, sia, altri ancora, a volte a pagamento ed a volte gratuitamente, a seconda della persona che avevano davanti e del bisogno evolutivo di quella persona (e ciò potrebbe apparire invece come un’ingiustizia ad una mente superficiale o che giudica dall’apparenza)….in tutti i casi, tuttavia, ciò che stavano facendo era la cosa migliore che potessero fare per coloro che li ricevevano, non c’era egoismo in essi, ma Amore in ciò che facevano, e profonda Saggezza.

Per quanto riguarda invece il secondo aspetto, (a cui ho appena accennato in questo articolo, essendo l’altro l’argomento principale), quello secondo cui tali insegnamenti o tecniche debbano essere a disposizione di chiunque, qui invece vi è sempre un errore di fondo: dare certi insegnamenti o tecniche a chi non è pronto per comprenderli, può essere fuorviante, se non, in alcuni casi, dannoso: come minimo non verrebbero compresi, e potrebbero portare ad ulteriori potenziali rischi, che, in un certo senso, allontanerebbero dalla Verità (pur non facendo tornare comunque, per fortuna, mai indietro nell’evoluzione), per vari motivi: potrebbero portare ad esempio ad un aumento dell’Ego, ad una cristallizzazione o blocco evolutivo (che fortunatamente, grazie alla morte fisica, non durerebbe più di una vita), nel caso in cui ci si convincesse interiormente di essere già arrivati alla mèta, ed altri inconvenienti di vario tipo, che non sto qui ad elencare.  
Non a caso Gesù disse: “Non date le perle ai porci”, e alcuni insegnamenti li dava soltanto ai propri discepoli in segreto.


CONSIDERAZIONI E SPUNTI DI RIFLESSIONE
Qui riporto alcune mie considerazioni, che possono essere utili come spunti di riflessione, per poter meglio indagare e farsi un’idea riguardo l’aspetto trattato in questo articolo.

1) Un po’ in tutto il mondo, ma in occidente in particolare, le persone sono abituate sin da piccole a dare un prezzo alle cose, cosi che, normalmente, quanto più pagano per una qualsiasi cosa, quanto più questa ha valore.
Inoltre, quando si paga per qualcosa, nella maggior parte delle persone (secondo degli esperimenti fatti in ambito economico, su come vengono condizionate le scelte, per l’88% circa delle persone è valido ciò che sto dicendo), inconsciamente subentra l’impulso a fare ciò per cui si è pagato, altrimenti affiora la sensazione di aver sprecato i soldi spesi per quel qualcosa che si è pagato (non necessariamente pagato soltanto in soldi, ma anche in tempo, ad esempio).
Cosi accade assai spesso che si va a giocare a calcetto anche se piove, poiché il campo è stato già pagato il giorno della prenotazione, in cui si immaginava una bella giornata, o si va al cinema a vedere un film che non interessa, poiché si è già comprato il biglietto sbagliato e non si riesce a rivenderlo a nessuno né a ottenerne il rimborso, o, addirittura, in casi molto estremi, si continua a prendere le medicine avanzate dopo che si è già guariti, per non sprecarle!

Questo meccanismo inconscio, spiegato molto bene da Gurdjieff nel libro “Racconti di Belzebù a suo nipote”, dove riporta l’esempio del contadino transcaucasico che, una volta andato in città, e avendo pagato a caro prezzo un bel po’ di peperoncini molto piccanti, se li mangia tutti il giorno stesso, nonostante il forte bruciore alla bocca che gli procuravano, poiché, se non li avesse mangiati, gli sarebbe sembrato di aver buttato via i soldi.

Tornando all’ambito spirituale, e, in particolare per la mentalità occidentale, è assai più probabile che chi ha pagato per ricevere una tecnica o un insegnamento poi lo metta in pratica, rispetto a chi non abbia pagato per ottenerlo, e questo in parte per il meccanismo di cui ho parlato sopra, ed in parte per il fatto che chi vuole solo insegnamenti gratuiti, abbastanza spesso, è perché a tali insegnamenti in realtà dà poco valore.

2) La gente in occidente è abituata a dare un valore alle cose, e spesso lo fa in base al prezzo che paga

3) Chi veramente vuole evolvere o comprendere, è disposto anche a pagare per farlo, pur sapendo benissimo che non è il pagare o meno che possa portargli l’evoluzione o la comprensione, ma il suo impegno nel seguire o vivere certi insegnamenti o tecniche o modi di vivere, e la sua consapevolezza; chi invece cerca qualcosa di egoistico, è meno probabile che paga (anche se non è detto), poiché cerca la soddisfazione del proprio Io egoistico, del proprio Ego, e quindi ragiona in termini di vantaggi o svantaggi dal punto di vista strettamente egoistico.

4) Chi non fa pagare per dare certi insegnamenti, potrebbe farlo sia per motivi alti e nobili, o essendo spinto da Amore autentico per gli altri, sia per motivi molto egoistici (come gratificare il proprio ego, per superbia, per apparire migliore degli altri, per bisogno di considerazione, ecc..), e lo stesso discorso (intenzione alta e nobile oppure anche egoistica) vale anche per chi fa pagare.

Esempi di alcuni dei possibili motivi di chi non fa pagare:
1)     per farsi pubblicità (in sé non è un motivo né egoistico né altruistico: se il farsi pubblicità serve a dare la possibilità al maggior numero di persone possibile di conoscere l’insegnamento per il loro bene, allora l’intenzione è di bene universale, se invece è per fare soldi, per diventare famosi perché gratifica il proprio ego, o altri motivi simili, allora l’intenzione è di tipo egoistico).
2)     Perché se facesse pagare, non verrebbe nessuno ad ascoltarlo: anche in questo caso, l’intenzione non si può ancora dire se sia egoistica o di bene universale: se, dal punto di vista di chi dà gli insegnamenti, nel caso non venisse nessuno ad ascoltarlo, è male perché non può gratificare il proprio ego, allora il motivo è di tipo egoistico, mentre se, ad esempio, è male poiché ci sarebbero persone che potrebbero beneficiare di questi insegnamenti, e non ne avrebbero la possibilità, allora il motivo è di bene universale.
3)   Chi dà certi insegnamenti gratuitamente, è un commerciante interiormente: cerca di “comprare” il paradiso, il Karma positivo o l’evoluzione dando insegnamenti “gratuiti” come moneta, ma facendosi pagare (illusoriamente, tra l’altro, poiché non funziona cosi) da Dio o dall’Universo in altro modo.
A volte il “pagamento” che si cerca è solo un voler essere considerato in modo positivo dagli altri, o essere considerato un Maestro, o, in pratica, soddisfare il proprio bisogno di considerazione e di apparire migliori degli altri.



In sintesi, la validità di un insegnamento o di certe tecniche non dipende dal fatto che si sia pagato o meno per ottenerli, ma dall’insegnamento o dalla tecnica in sé.

La Verità rende liberi.
Liberi da ogni forma di oppressione e di potere materiale.
Facendo si che chi diffonde insegnamenti e tecniche che aiutano a diventare liberi e ad aumentare la consapevolezza debba farlo gratuitamente, chi è al potere si assicura che nessuno che realmente ne sia in possesso possa dare questi insegnamenti che renderebbero la popolazione libera e indipendente da loro, e non più facile da manipolare.

Uno dei modi per attuare ciò, è stato (ed è) il separare lo “Spirito” dalla “Materia”, come fossero 2 aspetti opposti e contrapposti, mentre invece sono 2 aspetti strettamente collegati e interconnessi dell’Unica Vera Realtà.
Ciò è stato molto utile sia per la religione dominante (la Chiesa in occidente), sia per i vari Re, Nobili e governanti, per poter mantenere il loro potere ben saldo, e per poter mantenere la massa della popolazione ben sottomessa senza la necessità di dover fare grandi sforzi.

sabato 23 gennaio 2016

Sensibilità e Suscettibilità



Molto spesso, nella vita di tutti i giorni, la suscettibilità (soprattutto la propria) o un certo tipo di comportamento vengono scambiati per sensibilità, mentre invece non lo sono affatto, e dietro certi comportamenti si nasconde tutt’altro.

Per poter meglio comprendere ciò che intendo, andrò prima a illustrare brevemente, ma in modo comprensibile, cosa siano la Suscettibilità e la Sensibilità.

La Sensibilità è una qualità Animica, e, più esattamente, può essere considerato come un senso percettivo del Corpo Akasico[1], mentre la Suscettibilità ha le proprie radici nell’Io egoistico, e non nell’Anima.

La Suscettibilità può nascere da una proiezione di propri aspetti o da un’interpretazione della realtà del proprio Io egoistico, ed ha il fine e l’intenzione (spesso inconscia) di imporsi sugli altri, di accrescersi, farsi notare, essere considerati migliori degli altri, poter fare ciò che si vuole, e, in generale, ottenere vantaggi di tipo egoistico che possono essere di vario tipo, ad esempio materiale, fisico, emotivo, psicologico, manipolatorio o altro ancora.

La Sensibilità, invece, è un senso di percezione animico (del Corpo Akasico, più esattamente) e, tanto più essa è sviluppata, tanto più profondo può essere lo stato di Presenza in cui si può essere, e, quando si è in quello stato interiore, tanto maggiore sarà la capacità di percepire in modo cosciente e consapevole una più vasta gamma di sensazioni, emozioni, desideri e pensieri e ogni loro più piccola sfumatura; inoltre, tanto più spesso si è in stato di Presenza, tanto più si aumenta la propria capacità percettiva su tutti i vari piani di esistenza in cui si riesce ad essere coscienti e quindi, di conseguenza, si amplifica la propria sensibilità.

In stato di Presenza amplifico quindi sempre più la mia percezione (sia fisica, di sensazione, che più interiore, di emozioni, desideri, pensieri e del proprio vero Essere interiore) e, tanto più sono “Sensibile”, tanto più posso essere in uno stato di Presenza profondo cogliendo anche le più piccole sfumature di ogni piano di esistenza; tanto più sono in stato di Presenza, tanto più sviluppo il “senso” della Sensibilità, che, essendo un senso animico, del proprio “sentire” interiore più profondo, tanto più evolvo e sviluppo la mia capacità percettiva.


[1] Il Corpo Akasico (o Corpo della Coscienza) è il quarto corpo, ed è uno dei corpi permanenti dell’individuo, in quanto  sopravvive all’abbandono del piano fisico, e si reincarna, accrescendosi e amplificandosi sempre più man mano che cresce l’evoluzione. I corpi fisico, astrale e mentale sono invece corpi transitori, in quanto si cambiano tra un’incarnazione e l’altra.

lunedì 2 novembre 2015

La Morte

Qualche settimana fa, ho fatto uno strano sogno: mi trovavo seduto nella posizione del loto in un prato, vicino a un boschetto, ed ero in meditazione.
In me provavo un’emozione molto intensa di Amore, e di Gioia: mi sentivo davvero in estasi.
Dopo un po’ apro gli occhi, e, osservando il paesaggio, l’emozione intensa di Amore e Gioia rimane, forse si amplifica persino di intensità.
Mentre giro lentamente la testa, osservando il paesaggio, vedo una figura incappucciata e vestita di nero che si avvicina lentamente verso di me: la guardo in volto, e non ha un volto: dentro il cappuccio c’è solo buio, come un’ombra scurissima e apparentemente senza fondo.
Inizio a scambiare qualche messaggio telepatico con la strana figura, e capisco chi è: la Morte.
Essendo pervaso ancora dalla sensazione di Amore e di Gioia, provo Amore anche per questa figura, e ne comprendo la sua funzione.
Mi alzo, e mi viene istintivo di abbracciarla: non appena lo faccio, la vedo dissolversi, sgretolandosi, e ne resta in terra solo un po’ di cenere.
 
Una volta che sono rimasto nuovamente solo, percepisco una voce telepatica, proveniente dal mio Essere più profondo, o da uno dei miei Spiriti Guida o dall’Assoluto stesso, che mi dice: “La Morte non esiste, ma è una creazione della tua Mente, cosi come lo è il tuo io”. Cosi, una creazione della tua Mente può “uccidere” solo un’altra creazione della tua Mente, ciò che è illusorio, e tutto ciò che esiste nel tempo, ma non la tua Essenza, ciò che esiste di per sé fuori dal tempo, nell’Eterno Presente”.

Questa esperienza, rappresenta in modo simbolico ciò che è la Morte e la sua funzione.

La Morte esiste solo per ciò che ha un inizio, ma non per ciò che non lo ha: tutto ciò che ha un inizio, ha anche una fine, mentre ciò che non ha inizio, non può avere una fine: e ciò che ha inizio e fine, è di fondamentale importanza per ciò che non ha inizio né fine: lo trasforma, e lo mantiene Vivo.

Una delle funzioni più importanti della Morte è quella della Trasformazione: attraverso la nascita e la morte, la creazione e la distruzione, si dà la possibilità al nostro vero essere di fare esperienze sempre nuove, di viverle con mentalità e condizioni interiori ed esteriori sempre diverse, di evolvere e di  comprendere.
Tutto ciò che ha un inizio e una fine, avendo appunto inizio e fine, può esistere solo nel tempo: la Morte, quindi, può agire solo nel tempo, ed è nel tempo che si nasce, si cresce, si fanno esperienze, ci si trasforma, e si muore, e fuori dal tempo che si Vive e si Esiste nella Vita Eterna.

sabato 24 ottobre 2015

Osservazione di Se’





Osservare se stessi con la Mente[1], è osservare se stessi con l’io[2], e ciò che si osserva di se stessi, in gran parte, è ciò che si osserva del proprio io.
Se con la mia Mente osservo il mio io, quindi, essa tenderà a non essere obiettiva, e a volte anche a falsificare e modificare la realtà di ciò che osserva, secondo le proprie aspettative.
Inoltre la Mente (la quale crea l’io), giudica ciò che osserva, e lo esalta, rafforzando cosi l’ego, l’orgoglio, la presunzione, ecc…, o lo condanna, causando abbattimento, demoralizzazione, vergogna, sensi di colpa, senso di inadeguatezza, ecc…, o lo rifiuta creando ipocrisia e falsità.
Per un’Osservazione di Sé quindi che abbia dei concreti risultati di trasformazione e comprensione interiore, senza gran parte degli effetti collaterali sopra descritti, è necessario osservare se stessi non con la Mente, ma con ciò che gli orientali chiamano l’Osservatore o il Testimone, che altro poi non è che il nostro vero Essere, la nostra Anima.


[1] Con Mente intendo l’attività di quello che nell’esoterismo è chiamato “corpo mentale” o “mente individuale”, che può essere definito come il veicolo della manifestazione individuale che dà origine a più attività delle quali l’individuo può essere consapevole o inconsapevole. Suddividendo convenzionalmente secondo le attività esplicate, può essere suddivisa in: mente istintiva - mente intellettiva - mente supernormale.
[2] Con il termine io intendo l’egoistico concetto di se stessi creato dalla mente individuale la quale, travisando l’intimo senso di individualità proveniente dalla più alta natura dell’individuo, fa sentire questi separato e distinto dal Cosmo.

domenica 4 ottobre 2015

L'Impermanenza



Hai mai riflettuto sull’Impermanenza?
Su cosa comporta la sua esistenza e la sua non esistenza?
Su quanto sia importante per l’esistenza stessa di tutto il Cosmo, di tutto ciò che esiste?
Senza l’Impermanenza, non potrebbero esistere molte cose, anzi, a ben guardare, non potrebbe esistere proprio nulla.

La stessa esistenza di tutto ciò che esiste, se tutto ciò che esiste non fosse di per se stesso impermanente, verrebbe meno.
Senza di essa non ci sarebbe la nascita, e neanche la morte,
non ci sarebbe creazione né distruzione,
non ci sarebbe la trasformazione, e, di conseguenza, non sarebbe possibile nessun tipo di evoluzione (non solo spirituale, ma neanche di altro tipo, come l’evoluzione della forma, o tecnologica, o altra ancora),
non ci sarebbe il cambiamento,
non ci sarebbe la crescita, 
non ci sarebbe neanche il movimento, né la vibrazione,
e verrebbe quindi meno l’esistenza stessa non solo del piano fisico, ma di tutti i piani di esistenza, essendo la loro stessa esistenza basata sul movimento delle loro particelle più elementari e sulla vibrazione.

La vita stessa è impermanente, in ogni suo aspetto, e non c’è essere vivente che non cambi costantemente in ogni sua parte:
il suo aspetto fisico cambia, cambiano le sue emozioni, i suoi sentimenti ed i suoi pensieri;
cambia la sua coscienza, il suo sentire più profondo, il suo modo di vedere le cose, il suo stato d’animo: tutto in esso si trasforma, ed è proprio grazie a questo cambiamento che è possibile la sua stessa esistenza e la sua evoluzione.

Senza l’Impermanenza, il mondo stesso sembrerebbe statico, ma in realtà non potrebbe neanche esistere, poiché la sua struttura interna verrebbe a mancare.

Ogni volta che nella vita si dà per certo e sicuro, stabile e permanente, un qualunque suo aspetto, una qualunque situazione (lavoro, salute, matrimonio, amicizie, stipendio, abitazione, ecc…), ci si illude, poiché la stessa natura dell’universo, sia interna che esterna, è impermalente;
ed ogni volta che l’illusione viene infranta, arriva la sofferenza, e, con essa, una nuova possibilità di evoluzione e di comprendere qualcosa che non si è ancora compreso.

Per quanto io stesso abbia cercato di essere il più possibile ripetitivo in questo articolo utilizzando le stesse parole, gli stessi termini, non ho potuto andare avanti all’infinito, e, ciò, proprio a causa dell’Impermanenza!

mercoledì 26 marzo 2014

E' più forte di me



Ogni tanto, quando si fa qualcosa che si dice di non voler fare, o non si fa qualcosa che doveva esser fatto, molti tendono a giustificarsi dicendo: “è più forte di me!”.
Ma….cosa è che è più forte di te? Di te chi? Chi sei te?
A ben guardare, non c’è stato nessuno che ti ha impedito materialmente di fare qualcosa, oppure che ti ha costretto con la forza, materialmente, a fare un qualcosa.
Cosa è allora che è stato più forte di te?
La pigrizia? L’emozione? La mancanza di volontà? Un pensiero che ti ha fatto dimenticare ciò che pensavi che avresti dovuto fare o non fare?
Ma allora te chi sei? Evidentemente non sei il tuo corpo fisico, altrimenti non potrebbe fermarti la pigrizia, e neanche sei il tuo corpo emotivo, altrimenti potresti controllare le tue emozioni a piacimento, ed avere quelle che vuoi nel momento che vuoi.
Allora sei forse il tuo pensiero? La tua mente?....
Evidentemente no! Non sei neanche la tua stessa mente…altrimenti avresti il pieno controllo della tua mente, sapresti i tuoi futuri pensieri, potresti smettere di pensare, ecc… invece i pensieri spesso vanno e vengono automaticamente in modo associativo, in base a come sono concatenati tra loro associativamente e agli stimoli che percepisci tramite i tuoi sensi…

Ma allora chi è che dice: “è stato più forte di me?”
E’ quel tuo essere, la tua vera essenza, quella tua parte autentica, te stesso….e quando inizi veramente ad identificarti con te stesso, a poco ti accorgerai che non c’è veramente nulla di più forte di te, e ogni influenza degli altri corpi e dei vari stimoli sugli altri tuoi corpi, a poco a poco, fanno sempre meno presa su di te….certo, continuerai ad avvertirli, gli stimoli e le influenze esterne continueranno ad esserci, ma non faranno più presa su di te, le osserverai come uno spettatore esterno che guarda un film, ed avrai una libertà sempre maggiore di agire, di scegliere le emozioni che vorrai provare, e dirigere i tuoi pensieri con più facilità, senza sforzo, in modo spontaneo (ma di una spontaneità interiore…non una spontaneità che viene dai vari corpi, che non è spontaneità, ma meccanicità).

lunedì 27 gennaio 2014

La Felicità



Normalmente, l'essere umano è abituato a pensare che per poter essere felice debbano verificarsi certe condizioni, e che se tutte queste condizioni esteriori non si realizzano, non si possa essere davvero felici.
In pratica, cosi facendo, si dà il potere di influire sulla propria felicità o sul proprio stato interiore all'esterno di noi stessi, e più precisamente alle altre persone, agli oggetti o alle situazioni.
Alcuni esempi di come si pensa (magari anche solo inconsciamente, poichè non necessariamente tale pensiero o modo di pensare è cosciente, anzi, di solito non lo è), sono:
- se ti comporterai cosi, sarò felice (e ciò implica che se non ti comporterai cosi, non sarò felice);
- se farai questo, sarò felice (e quindi, finchè non farai questo, non sarò felice);
- quando avrò la ferrari, sarò felice (e quindi, finchè non la avrò, non sarò felice);
- se troverò questo lavoro sarò felice (e finchè non lo trovo, non sarò felice)
- ecc...
In ognuno di questi esempi, stiamo dando il potere sul nostro stato interiore a qualcosa di esterno a noi e, molto spesso, indipendente da noi.
Stiamo mettendo delle condizioni alla nostra felicità.

Spesso si tende a pensare che la felicità la si possa trovare con la ricchezza, ad esempio, ma in realtà la ricchezza può farci vivere una vita più comoda, può aiutarci a raggiungere alcuni obiettivi (quelli in cui occorre denaro), può portarci più benessere, ma riguardo il nostro stato interiore non ci dà nulla in più nè in meno di quanto ne abbiamo anche senza, a meno che non vincoliamo la nostra felicità alla ricchezza (cioè, ci condizioniamo a credere che possiamo essere felici solo quando diventeremo ricchi, e in questo caso sarà vero....ma solo per un pò di tempo, poi la felicità, anche forte magari inizialmente, inizierà a diminuire, poichè ci si abitua alla nuova condizione e perchè la mente inizierà a porre nuove condizioni e nuovi obiettivi da raggiungere per poter essere nuovamente felici).

Ma la felicità, in realtà, cosè? E' uno stato interiore.
Non è un ogetto che si sposta al nostro esterno, nè l'agire in un modo o un'altro di un'altra persona. Quello stato interiore di felicità può cambiare ed esserci o meno a seconda di come la nostra mente interpreta la realtà esterna e delle condizioni che pone. Ma se la nostra mente non pone nessuna condizione all'esterno, se riusciamo ad accettare ed amare noi stessi e gli altri cosi come siamo e cosi come sono (per accettare non intendo accettare in modo passivo o rassegnato, e neanche accettare nel senso di "sopportare", ma intendo accettare interiormente se stessi e gli altri, accettare senza che vi sia una resistenza interiore di alcun tipo, senza che vi sia un senso di condanna o di giudizio (da non confondere col discernimento), ma che vi sia invece comprensione (che non significa necessariamente condividere o giustificare) ed amore)), inevitabilmente eliminiamo qualunque condizione alla nostra felicità nel comportamento degli altri e in ciò che siamo.
E se riusciamo a fare la stessa cosa nei confronti di tutta la realtà, eliminiamo qualunque condizione che ostacola la nostra felicità anche nei confronti di qualunque situazione possa verificarsi nella nostra vita.
Non porre condizioni alla nostra felicità ci consente di essere felici interiormente, qualunque cosa accada all'esterno e qualunque sia il comportamento e il modo di pensare degli altri, e anche qualora non raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo prefissati.
Ma attenzione: non porre condizioni alla nostra felicità ed essere sempre felici e gioiosi interiormente non significa diventare un'ameba, diventare abulici, apatici, cioè non agire e non fare nulla, ma agire senza che l'ottenimento o meno dei risultati che ci siamo prefissati possano cambiare il nostro stato interiore, senza che il comportamento di altri o eventi che possono capitarci o situazioni che viviamo possano in qualche modo influire sul nostro stato interiore.