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lunedì 1 agosto 2022

La Scelta Reincarnativa

 

 
 

Nell’ambiente new age, e secondo alcune dottrine spirituali, è diffusa erroneamente la credenza che ogni anima, prima di incarnarsi sulla terra, si scelga la propria vita successiva, dove incarnarsi, in quale luogo, epoca, si scelga i genitori, le amicizie, quale come corpo fisico avere, e tutte le esperienze più significative.

Secondo tali insegnamenti, l’anima sceglierebbe sapendo ciò che è più adatto per lei, per la propria evoluzione.

 

In realtà, in tale credenza ci sono diversi errori di fondo, errori anche dal punto di vista logico.

 

Infatti, se l’anima sapesse già di quali esperienze avesse davvero bisogno, e quali esperienze fossero per lei le più adatte per poter evolvere, tanto da riuscire a pianificare così bene la sua prossima incarnazione, sarebbe segno evidente che quell’anima abbia già un’evoluzione così alta, da non aver bisogno di incarnarsi per poter evolversi, poiché avrebbe già raggiunto l’unione con l’Assoluto.

 

Inoltre, vi sono dei casi, anche abbastanza frequenti, di vite ricche di esperienze talmente tanto dolorose e sofferenti, che nessun’anima, pur sapendo che quella vita le sia utile e necessaria per la propria evoluzione, sceglierebbe.

 

Un altro aspetto illogico in tale credenza è che, un’anima, per poter fare un piano così preciso e dettagliato per la sua prossima incarnazione, deve necessariamente conoscere anche ogni singola scelta fatta da ogni altra anima con cui verrà in contatto, ed anche quelle scelte che le altre anime che si incarneranno dopo di lei faranno: una cosa possibile solo a chi a raggiunto l’unione con l’Assoluto, a chi quindi non è necessario incarnarsi.

 

Questo errore nasce probabilmente dal fatto che un’anima, quando ha un’evoluzione almeno media o medio alta, prima di incarnarsi ha la possibilità di vedere qualche breve scena di alcuni eventi ed esperienze che andrà a vivere nella sua prossima incarnazione, essendo eventi karmici fissi ed immutabili, effetti di cause già mosse in precedenti incarnazioni.

Quest’anima, avrà l’impressione di scegliere lei stessa questa vita, contenente queste esperienze, ma in realtà la sua scelta apparente non è affatto libera, ma è condizionata e così forzata dalla propria necessità evolutiva: non ha cioè nessuna possibilità di agire diversamente, di opporsi a tale necessità.

Per fare un esempio: supponiamo che un individuo si trovi da tempo sotto il sole in un deserto, assetato, e senza una goccia d’acqua, e all’improvviso vede comparire davanti a sé una bottiglia d’acqua. Subito proverà in sé l’impulso, la necessità, di andare a prendere tale bottiglietta per dissetarsi. Tale individuo può pensare di aver scelto lui di prendere la bottiglietta e bere, ma in realtà non poteva agire diversamente, essendo la spinta della propria necessità più forte di quella della propria volontà.

Quando l’anima si reincarna, è attratta quindi verso la nuova incarnazione e verso le esperienze karmiche di cui ha bisogno per evolvere, da una necessità di tipo evolutivo simile a quella che spinge l’assetato dell’esempio precedente, ma assai più forte.

 

Uno potrebbe anche pensare: si, va bene, sarà costretto a vivere quelle esperienze karmiche, ma quelle esperienze le ha scelte l’anima stessa con il suo comportamento, con le sue emozioni, i suoi desideri, pensieri ed intenzioni nelle vite precedenti.

Si, è vero, le ha determinate lei stessa, ma lo ha fatto, per la gran parte degli effetti che si è creata da sola, in modo del tutto inconsapevole, senza aver la benché minima idea che le sue intenzioni, pensieri, emozioni, desideri ed azioni avrebbero creato quegli effetti, a volte completamente diversi o addirittura opposti a quelli che credeva di stare creando.

 

Stando così le cose, è intuibile anche un altro aspetto, e cioè di come in realtà il libero arbitrio cresce con l’aumentare dell’evoluzione, ma non è mai totale, ma neanche mai totalmente nullo.

 

 

domenica 26 dicembre 2021

Suicidio

 

Negli ultimi anni, il numero di suicidi in molti paesi occidentali è cresciuto di molto, e si è esteso anche ai giovani, cosa estremamente rara in passato, così ho pensato di scrivere questo articolo al riguardo, che possa essere di aiuto a chi lo dovesse leggere, per se stesso o per altri che stiano passando una situazione molto difficile, e che potrebbero avere tale pensiero o intenzione.

Elencherò alcuni punti da tenere in considerazione, su cui invito a riflettere, e che possono essere di grande aiuto:

 

1) I periodi difficili che accadono o possono accadere nella vita non durano mai per sempre….possono essere brevi o lunghi, ma prima o poi passano. Tutto è impermanente, tutto cambia, e periodi belli e brutti si alternano tra loro. Possono esserci lunghi periodi belli con alcuni momenti difficili all’interno, o, viceversa, lunghi periodi dolorosi con alcuni brevi momenti piacevoli o sereni o anche gioiosi all’interno, ma prima o poi, ogni periodo doloroso o gioioso passa, ed essi si alternano tra loro.

Così, se stai vivendo un periodo molto difficile, anche se mentre lo stai vivendo può sembrarti che non finirà mai, sappi e sii certo che sicuramente prima o poi terminerà. E’ certo ed inevitabile.

 

2) Non ci accade mai qualcosa di negativo superiore alle nostre forze, a cui non possiamo resistere. Può accaderci qualcosa che ci mette assai in difficoltà, estremamente vicino ai nostri limiti, ma mai oltre. Nel momento in cui stiamo vivendo un periodo di grande difficoltà o di grande dolore, potremmo avere dei dubbi o pensare che ciò che ci accade è troppo doloroso per noi, ma non è così: non c’è nulla che può accaderci oltre le nostre vere forze: cerchiamo questa forza dentro di noi, in Dio (se lo riusciamo a percepire, o, magari, se anche ci crediamo soltanto), e intorno a noi, e la troveremo. E’ una certezza.

 

3) Se stai soffrendo, e stai pensando di suicidarti, prima di tutto rifletti sulle conseguenze che tale gesto avrà o potrebbe avere: le uniche persone che ne soffriranno davvero sono le persone che più ti amano, non le altre. E le persone che ti amano davvero, se hai bisogno del loro aiuto, ti aiuteranno, o faranno il possibile per aiutarti.

 

4) Tutti hanno dei periodi difficili nella vita. Se pensi che non puoi superare un periodo difficile o un problema da solo, chiedi aiuto, e qualcuno ti aiuterà. Ricordati che dopo un certo periodo di tempo, il periodo doloroso passerà: la situazione potrebbe cambiare, e non essere più così difficile come lo era all’inizio, oppure potresti cambiare te, e vivrai quella situazione senza sofferenza, o con una minor sofferenza, o potrebbero accadere entrambe le cose (che è la situazione più probabile).

 

5) Tra un certo periodo di tempo, probabilmente mesi, o forse anni, quando il periodo difficile è finito, e guarderai indietro alla situazione, ripensando al brutto periodo vissuto, sarai felice di aver scelto di non suicidarti. E, quasi sicuramente, da quell’esperienza vissuta avrai imparato qualcosa, o, forse, molte cose. Avrai acquisito una maggior comprensione di te stesso e della vita.

 

6) Normalmente, quando una persona soffre moltissimo, fa una delle seguenti tre scelte:

a) si suicida;

b) inizia a drogarsi (e, per droga, non intendo solo il prendere qualche sostanza, ma intendo qualsiasi cosa porta ad evitare la realtà, qualsiasi forma di evasione dalla realtà)

c) inizia a guardare dentro di se, a cercare la causa o le cause della propria sofferenza, e a come uscirne,  e, chi agisce così, spesso, a poco a poco si “sveglia”, ed inizia a cambiare il proprio sentire interiore, ad aumentare la propria consapevolezza, e a trovare in sé una forza interiore che prima neanche pensava di avere.

L’unica ottima scelta è la “c”. La peggiore è la “a”.

 

7) Se nella vita hai un valido motivo per cui vivere (valido ed importante per te, indipendentemente da cosa possano pensare gli altri, o la società), assai difficilmente penserai al suicidio, e se per caso tale pensiero potesse venirti alla mente, assai facilmente scomparirà dalla tua mente. Se non hai un valido motivo per cui vivere, o non lo hai affatto un motivo per cui vivere, allora sei come una foglia al vento, che sarà trascinata dove tira il vento, e quando il vento soffia con forza, potrai anche esser portato a suicidarti o a commettere azioni poco intelligenti, inconsapevoli. In tal caso, è importante che osservi te stesso, che cerchi cos’è che nella vita ti dà energia, entusiasmo, o che desideri veramente per il bene sia tuo che di altri (persone, animali, ecc…), insomma che cerchi in te stesso un valido motivo per cui vivere, e che inizi a viverlo.

In tal caso, i periodi difficili potranno un po' scuoterti, ma non potranno mai danneggiarti veramente, né potranno distoglierti dalla tua missione, anzi, potranno essere un arricchimento, e grazie a quelle esperienze potrai perfezionare il tiro per la tua vera missione di vita.

 

Nel caso tu che stai leggendo, segui anche un percorso spirituale, ti consiglio di prendere in considerazione anche i seguenti punti: 

1)      Le esperienze che evitiamo di vivere in questa vita, con la droga o il suicidio, dovremmo riviverle nella vita successiva (o, comunque, dovremmo rivivere esperienze analoghe, simili), fino a che non avremo fatto quell’esperienza e non avremo compreso ciò che tale esperienza doveva insegnarci: tanto vale la pena di affrontarla ora, con consapevolezza, e cercando di comprendere ciò che da essa possiamo imparare. 

2)      Nell’al di là, se ci suicidiamo per evitare la sofferenza, continueremo a soffrire molto a lungo, fino a che non ci reincarneremo (di solito alcuni secoli, e, mentre si soffre, il tempo sembra non passare mai), e non avremo la possibilità di cambiare le cose, mentre finché siamo in vita, possiamo agire e cercare di cambiare la situazione, anche se, a volte, per quanto la situazione esteriore, solo lentamente, o in periodi di tempo non troppo brevi; interiormente, sul come viviamo quell’esperienza, invece possiamo fare grandi cambiamenti.

3)      Ciò che non è compreso, ritorna, quindi è importantissimo cercare di imparare tutto ciò che possiamo dalle esperienze che viviamo.

 

Spero che questo post possa essere di qualche utilità per chi lo leggerà, o, magari, indirettamente, per chi avrà dei contatti con chi lo leggerà.

Se questo articolo salverà, direttamente o indirettamente, anche una sola persona, avrà raggiunto il suo scopo.

Lo avrà raggiunto, almeno in parte, anche se avrà fatto comprendere l’importanza della vita ed avrà dato forza interiore almeno ad una persona che lo avrà letto, ed a cui forse, potrà essere di grande utilità in eventuale periodo futuro difficile proprio o di qualche amico o conoscente.

mercoledì 29 maggio 2013

Il Regno della Luce




Ho chiamato questo Blog “Il Regno della Luce”, e nei primi post spiegherò brevemente il perché.
Quasi ogni essere umano crede di vivere in un mondo, e di avere un’influenza minima, o quasi, sul mondo esterno, sulla realtà che lo circonda, mentre invece pensa che la sua situazione attuale, la sua gioia o sofferenza, e tutto ciò che ha vissuto e vive sia di bello e piacevole, che di brutto e negativo, sia dovuto in massima parte al mondo esterno, e cioè agli altri e a vari eventi specifici, spesso ritenuti come casuali, o voluti da altre persone.

Molto spesso (quasi sempre, in realtà), ogni essere umano vincola la propria felicità all’accadimento di eventi specifici o a un determinato modo di agire di altre persone, o all’ottenimento di un oggetto particolare o al raggiungimento di oggetto particolare o al conseguimento di un determinato obiettivo, e solo in questi casi, quando si verificano, ci si permette di essere felici.

Tuttavia, questa gioia è destinata ad affievolirsi e a scomparire in fretta, poiché, anche quando va tutto per il meglio, ci si abitua in fretta alla nuova situazione, e la mente si aggrappa ben presto a nuovi obiettivi e desideri, iniziando a porre, pian piano, nuove condizioni alla felicità.

Altre volte, invece, questa felicità può trasformarsi molto rapidamente in tristezza, rabbia o disperazione, ed un esempio di ciò lo si ha quando si è vincolata la propria gioia ad una determinata persona, oggetto o situazione, ed accade che la persona ci lascia o ci tradisce o ha un comportamento opposto o completamente diverso rispetto a quello che ci aspettavamo da essa; oppure, quando l’oggetto tanto desiderato ci viene rubato, lo perdiamo, o si rompe; oppure, la situazione tanto agognata, cambia di colpo in peggio (ad esempio: sono stato assunto da un’azienda che mi piace e dove guadagno bene e mi trovo bene, ma poi di colpo l’azienda chiude o mi licenzia).

Gran parte della sofferenza, è dovuta al fatto che si cerca una situazione comoda, piacevole e stabile, ma il mondo, invece, è in continuo cambiamento; tutto in natura è mutevole: un mondo statico è destinato alla morte.

Da queste considerazioni, sembrerebbe che un “Regno della Luce” non possa esistere per sempre (o che addirittura non possa esistere neanche momentaneamente): un mondo, se non cambia, è destinato a morire. Se vuole sopravvivere, è costretto a cambiare.

Un “Regno della Luce”, dove esistono soltanto Gioia, Amore, Pace, Gratitudine sembra non poter esistere in questo mondo.
Ma in Realtà, il mondo che noi vediamo e percepiamo, esiste oggettivamente?
No, non esiste in maniera oggettiva.

Ciò che determina il mondo da noi percepito, cosi come lo percepiamo, è dato da vari fattori, i più importanti dei quali sono:
1)      I nostri sensi fisici (limitati come numero, ed ognuno di essi limitato in un certo modo come estensione (ma molto simili tra i vari esseri umani e tra gli animali della stessa specie, seppur differenti tra una specie vivente e l’altra);
2)      I nostri condizionamenti mentali
3)      Il nostro punto di vista
4)      Il nostro senso di separatività dal resto del Creato
5)      Il nostro giudizio (che a sua volta è determinato sia dai nostri condizionamenti, che dal nostro punto di vista)

Tuttavia, Io vi dico che è possibile creare un “Regno della Luce”, ed essere il Re o la Regina di questo Regno: esso può essere creato dentro di Te, da Te, ed il Re o la Regina sei Tu.
Ma…Tu chi? Certamente non il tuo corpo fisico, non le tue emozioni, non la tua mente…ma Tu: l’Essere che li anima e che li rende vivi.

Per essere il re del Regno della Luce, è necessario quindi, come primo passo, arrivare a sapere* che noi non siamo il nostro apparato psicofisico (composto da mente, corpo emotivo e corpo fisico), ma qualcos’altro: quel qualcosa che esiste sempre, anche quando l’apparato psicofisico muore.

Il primo passo, quindi, per creare un mondo migliore, è quello di creare questo Regno della Luce dentro di Sé.
Questo passo, oltre che il primo, è anche l’ultimo, in quanto il mondo esterno è il riflesso del mondo interiore.
Quando avrò creato questo Regno della Luce dentro di Me, anche il mio mondo esterno è costretto a cambiare, e cambierà di conseguenza.
Quando lo avrò fatto….avrò già creato questo Regno della Luce, e ci starò vivendo.
Quando ogni essere avrà creato questo mondo dentro di sé, il mondo intero sarà un Regno di Luce. Tuttavia, finchè ciò non accadrà, solo in pochi continueranno a vivere in questo Regno di Luce, e cioè solo quei pochi che lo avranno creato, per prima cosa, dentro di Sé; a tutti gli altri, il mondo continuerà ad apparire un gran caos, pieno di crudeltà ed ingiustizie, un vero e proprio inferno in alcuni casi.

E’ un po’ come vivere in mondi paralleli….ognuno di noi nel proprio mondo, ed ognuno di noi, di tanto in tanto, incontra gli altri che stanno vivendo in altri mondi: in quei punti d’incontro, i vari mondi si incrociano, si incontrano, pur continuando ognuno a vivere nel proprio.



*Con la parola sapere intendo: conoscere per esperienza diretta, perchè lo si "sente", e non perchè lo si è letto da qualche parte, o ce lo ha detto qualcuno.